Convivere con la leucemia linfatica cronica può essere difficile dal punto di vista psicologico, anche quando questa malattia non dà alcun sintomo o non richiede alcun trattamento. Circa 1 paziente su 3 con leucemia linfatica cronica, infatti, può manifestare depressione; circa 1 su 4 manifesta uno stress dovuto alla malattia.1(a), 2(b)
La diagnosi di leucemia linfatica cronica è un’esperienza di per sé molto stressante2(a) specialmente perché il paziente scopre subito che si tratta di una malattia con la quale dovrà convivere per tutta la vita.3(a),1(b)
Spesso lo shock è tale che si viene sopraffatti dalla confusione: un sondaggio effettuato su pazienti con leucemia linfatica cronica, per esempio, ha rivelato che al momento della diagnosi 2 pazienti su 3 non avevano capito che la leucemia linfatica cronica fosse una malattia oncologica.2(a)
Superato lo shock iniziale le emozioni che prevalgono più di frequente sono l’incredulità e il senso di colpa: si tende ad autoaccusarsi di aver attuato comportamenti imprudenti che avrebbero causato la malattia.2(a)
La leucemia linfatica cronica evolve nel tempo in modo diverso da paziente a paziente ed è impossibile prevedere con certezza il suo decorso. Può restare asintomatica per anni e non richiedere inizialmente alcun trattamento.
Una delle fasi più complicate della vita delle persone con leucemia linfatica cronica è proprio questo periodo di sorveglianza attiva o “watch and wait” (controlla e aspetta). Infatti, nel 70-80% dei casi al momento della diagnosi i pazienti con leucemia linfatica cronica non presentano sintomi o ne hanno di molto lievi; poiché è stato dimostrato che somministrare farmaci in questa fase non determina alcun vantaggio, i medici preferiscono tenere sotto controllo il paziente con esami e visite regolari, iniziando il trattamento solo quando la malattia diventa attiva.4(a)
Per molti pazienti avere una patologia oncologica e non ricevere alcun trattamento può generare un’intensa ansia. L’attenzione a possibili sintomi associati alla malattia (dolori, sudorazioni, lievi infezioni respiratorie o febbre) può diventare ossessiva.5(a) La costante attesa dei risultati degli esami di controllo provoca una continua alternanza di emozioni.6(a)
Quando, durante la fase di watchful waiting (sorveglianza attiva), i controlli indicano che la malattia si è attivata ed è diventata sintomatica, il paziente deve iniziare un trattamento farmacologico. Tuttavia, nessuno dei farmaci attualmente disponibili per la leucemia linfatica cronica è in grado di garantire una “guarigione” definitiva. Come suggerisce il termine cronica, la malattia può essere controllata ma non eliminata: i trattamenti puntano a ottenere una remissione della malattia, ma non arrestano in modo permanente il suo decorso. Dopo un certo periodo, infatti, la leucemia linfatica cronica può ripresentarsi (recidiva) e richiedere un nuovo ciclo terapeutico. Proprio per la natura cronica della patologia e il fatto che il paziente deve conviverci per tutta la vita, la qualità di vita diventa una preoccupazione centrale per il paziente stesso: le terapie, quindi, devono bilanciare efficacia e tollerabilità, cercando di controllare la malattia senza risultare eccessivamente gravose. 3(b),1(c)
Esistono diverse strategie che possono aiutare le persone con leucemia linfatica cronica a vivere più serenamente e consapevolmente la loro malattia, anche nelle fasi più critiche. Ecco quali sono le principali.
Come detto in precedenza, la diagnosi di leucemia linfatica cronica si accompagna spesso a sensi di colpa legati a propri comportamenti passati che possono aver causato la malattia. In realtà si tratta di sensi di colpa del tutto infondati, visto che non è stato individuato alcun comportamento o stile di vita capace di causare la leucemia linfatica cronica.2(a)
Ciò che non si conosce fa più paura e provoca ansia. Per questo motivo, in caso di diagnosi di leucemia linfatica cronica, è importante raccogliere il maggior numero di informazioni possibili sulla propria malattia. Per farlo è meglio affidarsi a fonti autorevoli, innanzitutto interrogando il proprio medico e facendosi spiegare bene tutto quello che non si è capito, ma anche consultando i siti web di società scientifiche, di istituzioni pubbliche o di associazioni di pazienti.6(b)
Uno stile di vita sano non è in grado di guarire la leucemia linfatica cronica, ma può contribuire a farci stare meglio psicologicamente. Per esempio, durante le fasi di watch and wait, sforzarsi di adottare abitudini di vita salutari può contrastare quel senso di attesa e passività che favorisce l’insorgenza dell’ansia. Anche un’alimentazione sana e con un ridotto uso di cibi industriali, ha dimostrato effetti benefici simili.6(c)
Condividere le proprie emozioni e le proprie esperienze con chi può comprenderci e darci dei consigli può essere molto utile per alleviare l’impatto psicologico della leucemia linfatica cronica. Per questo potrebbe essere utile entrare a far parte di gruppi di pazienti con leucemia linfatica cronica e partecipare regolarmente agli incontri, dal vivo o online. Per scoprire se esistono gruppi di supporto di questo tipo si può chiedere all’ospedale presso il quale si è in cura o contattare un’associazione di pazienti, per esempio l’Associazione Italiana contro Leucemie, Linfomi e Mieloma (AIL).6(d)
Inoltre, occorre evitare che la leucemia linfatica cronica ci porti a isolarci da amici e parenti. Questo non solo perché una buona vita sociale e relazionale migliora il nostro benessere complessivo, ma anche perché le persone che ci vogliono bene possono essere una continua fonte di supporto, sia pratico che emotivo.6(e)
Se, nonostante tutti i nostri sforzi, l’ansia, la tristezza e le preoccupazioni diventano troppo intense, meglio cercare l’aiuto di uno psicologo. Spesso questa figura professionale fa parte del team multidisciplinare che si prende cura dei pazienti con leucemia linfatica cronica; in alternativa è possibile cercarne uno consultando amici, parenti o anche internet Potremo decidere direttamente con lo psicologo che tipo di percorso intraprendere: basato su incontri regolari o su colloqui mirati prima di eventi stressanti (come il giorno del trattamento o della lettura degli esiti degli esami di controllo).6(f)
Fonti
1. Arrato NA, et al. Br J Health Psychol. 2022;27(2):553-570.
2. Noakes S. Psychological support for CLL patients. https://www.haematologyhorizon.co.uk/content/dam/open-digital/haem-hub/en0/medical-education/downloads/psychological-support-for-cll-patients.pdf
3. Robbertz AS, et al. Support Care Cancer. 2020;28(4):1799-1807.
4. Westbrook TD, et al. Psychol Health. 2016;31(7):891-902.
5. CLL Society. CLL and the Emotional Impact of Watchful Waiting. https://cllsociety.org/2022/02/cll-and-the-emotional-impact-of-watchful-waiting/
6. Mayo Clinic Press. Facing the emotional challenges of chronic lymphocytic leukemia (CLL). https://mcpress.mayoclinic.org/chronic-lymphocytic-leukemia/facing-the-emotional-challenges-of-chronic-lymphocytic-leukemia-cll/
7, Lien PW, et al. Real-World Mental Health Burden in Patients with Chronic Lymphocytic Leukemia. Poster presentato al congresso dell’International Society for Pharmacoeconomics and Outcomes Research (ISPOR), 5-8 maggio 2024, Atlanta (Stati Uniti). https://www.ispor.org/docs/default-source/intl2024/ispor24manzooree124poster136095-pdf.pdf?sfvrsn=4c9ee995_0