Il linfoma mantellare è una rara forma di linfoma non Hodgkin a cellule B.1
Pur essendo una malattia relativamente poco frequente, il linfoma mantellare rappresenta circa il 5-7% di tutti i linfomi.2 Colpisce in prevalenza persone con un’età compresa tra i 60 e i 70 anni e si presenta con maggiore frequenza negli uomini, in un rapporto di circa 3 a 1 rispetto alle donne.3
Il nome “mantellare” deriva dal fatto che le cellule da cui ha origine questo tipo di linfoma si trovano in una particolare zona del linfonodo, chiamata appunto “zona mantellare” o mantello.1 Il linfonodo è un piccolo organo, parte del sistema linfatico, che ospita un gran numero di linfociti e ha un ruolo chiave nelle difese immunitarie.1 Quando i linfociti B della zona mantellare iniziano a moltiplicarsi in modo anomalo, perdono la loro funzione protettiva e tendono ad accumularsi nei linfonodi o in altri organi del corpo.1
Il sintomo più frequente è la comparsa di uno o più rigonfiamenti non dolorosi, dovuti all’ingrossamento dei linfonodi, soprattutto a livello del collo, delle ascelle o dell’inguine.1 Possono comparire anche altri sintomi più generali, come sudorazioni notturne abbondanti, febbri ricorrenti senza causa apparente o perdita di peso significativa: nell’insieme, questi vengono comunemente indicati come “sintomi B”.1 In alcuni casi le cellule del linfoma mantellare possono interessare anche organi al di fuori del sistema linfatico, come l’apparato gastrointestinale.3
Quasi tutti i casi di linfoma mantellare presentano una caratteristica e specifica alterazione cromosomica: una traslocazione che coinvolge il cromosoma 11 e il cromosoma 14, indicata in forma abbreviata come t(11;14).3 Durante questa traslocazione i due cromosomi si scambiano delle piccole “porzioni” di DNA: in particolare, il gene della ciclina D1, presente sul cromosoma 11, viene accostato al gene della catena pesante delle immunoglobuline, presente sul cromosoma 14, con la conseguenza che le cellule iniziano a produrre questa proteina in quantità eccessiva.3
La ciclina D1 è una molecola che regola normalmente il ciclo di divisione cellulare. Quando viene prodotta in quantità troppo elevata, le cellule entrano in una fase di proliferazione incontrollata, perché vengono meno i normali meccanismi che ne regolano la crescita.3 Per questo motivo la ciclina D1, insieme alla traslocazione t(11;14), rappresenta uno dei marcatori distintivi che permettono di riconoscere il linfoma mantellare e di distinguerlo da altri tipi di linfoma.3
La forma classica è la più frequente e tende a progredire rapidamente, si presenta spesso, già al momento della diagnosi, in uno stadio avanzato, con coinvolgimento dei linfonodi e di altri organi come il midollo osseo o la milza.1 Le cellule da cui prende origine questa forma sono linfociti B che non sono ancora entrati in contatto con un antigene ed esprimono una particolare proteina chiamata SOX11.3
La variante indolente ha invece un’evoluzione molto più lenta. Si sviluppa a partire da linfociti B che hanno già “incontrato” un antigene (presentano cioè una mutazione del gene IGHV) e sono in genere negativi per la proteina SOX11.3 Questa forma è caratterizzata spesso dal coinvolgimento del sangue periferico e del midollo osseo, con un quadro detto “leucemico non nodale”, e in alcuni casi può essere semplicemente monitorata prima di richiedere l’avvio di un trattamento.3
Il linfoma mantellare può avere un andamento clinico molto variabile da persona a persona: in alcuni casi la malattia si comporta in modo aggressivo, mentre in altri presenta caratteristiche più simili a quelle dei linfomi indolenti.4
Si distinguono in particolare due forme principali.