Il linfoma mantellare è una forma rara di linfoma a cellule B caratterizzata da un andamento clinico molto eterogeneo, che può variare da forme più indolenti a presentazioni più aggressive.1 Nella maggior parte dei casi viene diagnosticato in fase avanzata e richiede un trattamento sistemico, che agisce in tutto l’organismo.1
In generale, il trattamento del linfoma mantellare si articola in tre fasi principali: induzione, consolidamento e mantenimento.²
Nel linfoma mantellare sono disponibili sia trattamenti somministrati per infusione endovenosa sia terapie orali.6 Questa differenza non riguarda solo la modalità di assunzione, ma riflette anche un’evoluzione dell’approccio terapeutico, orientato verso strategie chemotherapy-free caratterizzate da semplicità di utilizzo e da un profilo di efficacia e tollerabilità favorevole.7
In ogni caso, la scelta della terapia non dipende solo dalla modalità di somministrazione: si basa sempre su una valutazione complessiva che considera le caratteristiche della malattia, le condizioni generali della persona, eventuali altre patologie, le preferenze individuali e gli obiettivi del trattamento.6
Indipendentemente dalle terapie ricevute, il follow-up rappresenta una parte importante del percorso di cura del linfoma mantellare, perché il rischio di recidiva può persistere anche nel lungo periodo.1
Dopo il trattamento di prima linea, i controlli prevedono visite periodiche, in genere ogni 3-4 mesi per i primi due anni e poi con intervalli più lunghi negli anni successivi.1 Durante questi controlli, il medico valuta lo stato di salute generale e l’andamento della malattia.1 A queste visite si associano di norma esami del sangue e valutazioni di laboratorio allo scopo di monitorare nel tempo i parametri clinici rilevanti.1 Se necessario, possono essere utilizzati anche esami strumentali come TC o ecografia, mentre la TC a emissione di positroni (PET-TC) non rientra di norma nel monitoraggio di routine.1
In caso di linfoma indolente e asintomatico, inizialmente monitorato senza iniziare subito la terapia (watch and wait), i controlli periodici vengono eseguiti circa ogni 3 mesi – ma anche più di frequente se necessario – per seguire l’evoluzione della malattia e capire se e quando sia necessario iniziare un trattamento.1 In questi casi il monitoraggio può comprendere:1
Infine, il monitoraggio riguarda anche le possibili conseguenze dei trattamenti ricevuti, con particolare attenzione al rischio di infezioni nelle persone che hanno ricevuto terapie CAR-T – terapie cellulari che utilizzano linfociti T modificati per colpire le cellule tumorali – alle quali si può ricorrere in alcuni casi di linfoma ricomparso dopo il trattamento (recidivato) o che non ha risposto adeguatamente alle terapie precedenti (refrattario).1