Il linfoma mantellare (MCL) può presentarsi in modo diverso da persona a persona: in alcuni casi ha un andamento più lento, in altri è più aggressivo.1

In passato il MCL era associato a un decorso clinico sfavorevole, con una sopravvivenza mediana di soli 3-5 anni.1 Oggi però, i progressi nella stratificazione del rischio e nello sviluppo di nuove opzioni terapeutiche hanno contribuito a migliorare la prognosi dei pazienti con MCL.1 La gestione terapeutica del MCL sta infatti cambiando rapidamente e si orienta sempre di più verso approcci personalizzati che integrano trattamenti innovativi con il backbone di chemioterapia.1

I principi guida della scelta terapeutica (età, fitness, profilo biologico, sintomi)

Nel MCL, la scelta del trattamento non dipende da un solo elemento, ma dalla valutazione complessiva di più fattori che possono influenzare la risposta alle cure.2 Tra questi rientrano:

  • stato generale di salute del paziente ed eventuali comorbilità2
  • età3
  • aggressività della malattia3
  • caratteristiche biologiche del MCL2
  • disponibilità di trattamenti o studi clinici2


Lo specialista valuta se la persona possa tollerare un trattamento più o meno intensivo considerando età e comorbilità.2

L’età è un fattore molto importante, perché molte persone ricevono la diagnosi in età avanzata e non sono sempre candidabili a trattamenti intensivi.4 I pazienti anziani, infatti, sono più soggetti a rischio di tossicità o effetti indesiderati, compresi quelli ematologici e cardiovascolari.1

Anche alcune caratteristiche biologiche possono essere associate a un andamento più aggressivo della malattia.2 Tra queste rientrano la presentazione extranodale del MCL, la morfologia blastoide, un indice di Ki-67 superiore al 30% e la presenza di alterazioni di TP53. Questi elementi aiutano a identificare i pazienti a rischio più elevato.2

La scelta della terapia prende in considerazione anche strumenti prognostici, come l’indice MIPI (Mantle Cell Lymphoma International Prognostic Index) semplificato, che combina età, condizioni generali e parametri di laboratorio.2 Questo punteggio permette al medico di riconoscere le forme a rischio più alto e di orientarsi nella valutazione della prognosi.2

Le opzioni per la prima linea, la malattia recidivata e quella refrattaria

Per molti anni, la chemioimmunoterapia ha rappresentato la base del trattamento di prima linea per le persone con MCL.1

Oggi però, le opzioni terapeutiche di prima linea si stanno evolvendo verso strategie più personalizzate, nelle quali possono trovare spazio terapie target.1

Nelle persone più giovani o in buone condizioni generali, possono essere presi in considerazione trattamenti più intensivi, talvolta seguiti da trapianto autologo di cellule staminali (ASCT).2

Nelle persone più anziane o non candidabili a trattamenti intensivi, lo specialista può invece orientarsi verso schemi meno intensivi con un equilibrio più favorevole tra efficacia e tollerabilità.4 In questi casi, è importante considerare fragilità, comorbilità, rischio di tossicità ematologica, infezioni e possibili eventi cardiovascolari.1

Si parla di malattia refrattaria quando il MCL non risponde al trattamento, e di recidiva quando la malattia ricompare dopo una fase di controllo.5 In queste situazioni, la scelta della terapia dipende anche dai trattamenti già ricevuti, dal tempo trascorso dalla risposta precedente e dalle condizioni cliniche generali della persona.1 La gestione delle forme di MCL recidivate o refrattarie resta complessa e deve essere definita caso per caso.1 Dopo ogni linea di terapia possono infatti verificarsi nuove recidive e la durata della risposta può ridursi progressivamente.4

Anche in questo ambito, però, le opzioni terapeutiche sono in continua evoluzione, grazie all’introduzione di nuovi farmaci.1 Tra le opzioni disponibili o in sviluppo possono rientrare terapie target, immunoterapie e approcci cellulari, sempre valutati dallo specialista in base al singolo caso.1

Il ruolo della vigile attesa nelle forme indolenti

In alcune forme indolenti (forme di linfoma mantellare a crescita lenta), non è necessario iniziare subito una terapia e si può ricorrere all’approccio della vigile attesa (wait-and-watch strategy).2

Questa strategia riguarda soprattutto pazienti selezionati, con forme a basso rischio, assenza di sintomi e con caratteristiche biologiche favorevoli, come morfologia non blastoide, livelli di LDH nella norma e/o livelli di Ki67 non elevati.3

La vigile attesa prevede comunque controlli regolari, che includono visita medica, esami del sangue ed eventualmente esami strumentali.5 Il trattamento viene avviato se compaiono sintomi e/o se il linfoma mostra segni di progressione.5

È importante che questa possibilità venga proposta solo quando appropriata e che benefici e limiti dell’osservazione siano spiegati con chiarezza.2

Fonti

  1. Tavarozzi R, et al. Evolving therapeutic strategies in mantle cell lymphoma: advancements and future directions. Leukemia. 2026;40:857-871. https://doi.org/10.1038/s41375-026-02942-1
  2. Jain P, Wang M. Mantle cell lymphoma: 2019 update on the diagnosis, pathogenesis, prognostication, and management. Am J Hematol. 2019;94:710-725. https://doi.org/10.1002/ajh.25487
  3. Lynch DT, et al. Mantle Cell Lymphoma. StatPearls Publishing; NCBI Bookshelf. Disponibile al link: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK536985/
  4. Cencini E, et al. Survival Outcomes of Patients with Mantle Cell Lymphoma: A Retrospective, 15-Year, Real-Life Study. Hematol Rep. 2024;16(1):50-62. https://doi.org/10.3390/hematolrep16010006
  5. Cancer Research UK. Mantle cell lymphoma. Disponibile al link: https://www.cancerresearchuk.org/about-cancer/non-hodgkin-lymphoma/types/mantle-cell