Cosa sappiamo (e cosa non sappiamo) sull'origine della malattia

Il linfoma mantellare è considerato una malattia sporadica.1

Le cellule B maligne del linfoma mantellare derivano dalla trasformazione di linfociti B che, nel corso del loro sviluppo, acquisiscono caratteristiche che favoriscono la sopravvivenza e la proliferazione cellulare.2

L’esatto meccanismo con cui le cellule B diventano maligne non è ancora chiaro, ma è noto che il linfoma mantellare origina da una cellula B in una fase precoce del suo sviluppo.2 In alcuni casi, però, le caratteristiche delle cellule maligne fanno pensare a un’origine diversa, in una fase più avanzata di maturazione.2 Nelle forme di malattia a decorso più indolente, l’origine della malattia può essere infatti ricondotta a cellule B di memoria.3

La patogenesi del linfoma mantellare coinvolge una complessa rete di processi che interessano il controllo del ciclo cellulare, la risposta al danno al DNA, alterazioni molecolari e genomiche, la segnalazione del recettore delle cellule B (BCR) e le interazioni con il microambiente del tessuto linfoide.3

In questo contesto, un ruolo centrale è svolto dall’iperespressione della ciclina D1, che è legata soprattutto alla traslocazione t(11;14), un’alterazione cromosomica tipica di questa neoplasia.3 Questa traslocazione porta il gene della ciclina D1 sotto il controllo di un gene normalmente molto attivo nelle cellule B mature, favorendo così una spinta anomala alla proliferazione cellulare.2

Età, sesso e altri fattori demografici associati

Dal punto di vista epidemiologico, il linfoma mantellare si presenta con maggiore frequenza nel sesso maschile, con un rapporto di circa 3 a 1 rispetto al sesso femminile.1 Interessa soprattutto gli adulti in età avanzata, con un’età mediana alla diagnosi compresa tra 60 e 70 anni.1

La malattia inoltre ha un’incidenza più alta nelle persone caucasiche non ispaniche rispetto ad altri gruppi etnici e più bassa nei Paesi asiatici rispetto a quelli occidentali.3

Il ruolo dei fattori ambientali e genetici: cosa indica la ricerca

A differenza di altri linfomi, i fattori di rischio del linfoma mantellare sono meno definiti e possono variare largamente
da paziente a paziente.2

Sebbene non siano stati individuati specifici fattori di rischio o fattori predisponenti al linfoma mantellare, tra i fattori ambientali studiati compare il vivere o lavorare in contesti agricoli, così come una possibile associazione con le infezioni da Borrelia.3

Sono stati presi in considerazione anche fattori di rischio chimici e occupazionali, che però non sono stati confermati come fattori predisponenti.2

Sul piano genetico e familiare, una possibile predisposizione resta oggetto di attenzione, e la storia familiare è il principale elemento emerso tra quelli finora osservati.2

Oltre alla traslocazione primaria t(11;14), possono comparire altre alterazioni genetiche.2 Tra le più importanti sono descritte perdite di geni che normalmente frenano la proliferazione cellulare, come TP53, CDKN2A e ATM, e aumento
del numero di copie di geni che la promuovono, come MYC e NOTCH.2 Nel loro insieme, queste mutazioni che favoriscono la proliferazione cellulare influenzano la storia naturale della malattia.2

Anche le malattie autoimmuni sono state studiate in associazione al linfoma mantellare2 e, secondo i dati disponibili, potrebbero avere un impatto negativo sulla sopravvivenza dei pazienti.3

Le attuali ricerche stanno esplorando anche il ruolo dei microRNA e dei fattori epigenetici nell’eziologia del linfoma mantellare.3

Fonti

  1. Lynch DT, et al. Mantle Cell Lymphoma. StatPearls Publishing; aggiornamento 2026. Disponibile su NCBI Bookshelf: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/books/NBK536985/
  2. Armitage JO, Longo DL. Mantle-Cell Lymphoma. N Engl J Med. 2022;386(26):2495-2506.
  3. Jain P, Wang M. Mantle cell lymphoma: 2019 update on the diagnosis, pathogenesis, prognostication, and management. Am J Hematol. 2019;94(6):710-725. https://doi.org/10.1002/ajh.25487