Negli ultimi anni il trattamento della leucemia linfatica cronica (CLL) è cambiato profondamente grazie all’introduzione di terapie target che hanno progressivamente sostituito la chemio-immunoterapia come standard terapeutico in prima e in seconda linea.¹ 
Questa evoluzione sta favorendo un approccio sempre più centrato sul paziente: oggi la scelta del trattamento si basa non solo sulle caratteristiche della malattia, ma anche sulle condizioni cliniche, sulle eventuali comorbilità e sulle preferenze di chi convive in prima persona con la CLL.²

Maggiore efficacia, anche nelle forme a profilo biologico sfavorevole

Le terapie target hanno migliorato in modo significativo gli esiti clinici rispetto alla chemio-immunoterapia tradizionale.2 Numerosi studi hanno infatti dimostrato che questi trattamenti consentono di ottenere una remissione della malattia duratura e prolungata nel tempo.1

Uno dei progressi più rilevanti riguarda i pazienti con CLL che presentano caratteristiche biologiche associate a una prognosi meno favorevole – come le alterazioni del gene TP53 e la delezione del cromosoma 17p – per i quali la chemio-immunoterapia è ormai considerata sostanzialmente superata.3

Le più recenti evidenze mostrano che diverse terapie target, come quelle basate su inibitori di BTK (tirosin-chinasi di Bruton) o della proteina BCL-2, possono mantenere elevati livelli di efficacia anche in presenza di queste alterazioni genetiche.2 Anche nei pazienti con stato mutazionale IGHV (regione variabile della catena pesante delle immunoglobuline) non mutato, riconosciuto come uno dei marcatori associati a CLL a rischio intermedio, le nuove strategie terapeutiche hanno consentito di ottenere risultati migliori rispetto agli approcci tradizionali.3

In definitiva, la valutazione dei marcatori biologici rimane uno step fondamentale per personalizzare la scelta terapeutica e individuare l’opzione più appropriata per ciascun paziente.3

Migliore tollerabilità complessiva rispetto alla chemioterapia tradizionale

Le terapie target sono state sviluppate per agire su specifici meccanismi biologici della malattia e hanno progressivamente ridotto il ruolo della chemio-immunoterapia nelle linee guida internazionali e nella pratica clinica.1

Sebbene ogni trattamento possa essere associato a eventi avversi che richiedono un attento monitoraggio clinico, i profili di sicurezza delle terapie target sono considerati gestibili per la maggior parte dei pazienti.2 Diversi regimi basati sugli inibitori di BTK e di BCL-2 hanno infatti dimostrato risposte durature accompagnate da una tollerabilità generalmente compatibile con una gestione clinica strutturata.2

La riduzione dell’impiego della chemioterapia assume particolare importanza anche considerando i possibili effetti indesiderati a lungo termine associati ai trattamenti chemioterapici, inclusi il rischio di infezioni e di neoplasie secondarie.2 Per molti pazienti questo si traduce nella possibilità di affrontare il percorso terapeutico con un impatto meno gravoso rispetto al passato.1

Possibilità di somministrazione orale e migliore qualità di vita

Un aspetto che ha modificato concretamente l’esperienza dei pazienti è la disponibilità di regimi terapeutici a somministrazione orale, preferiti per la comodità dell’assunzione domiciliare e la riduzione dello stress associato ai trattamenti endovenosi.4 Questo aspetto assume particolare importanza oggi, in un contesto in cui le preferenze del paziente rappresentano uno degli elementi centrali nel processo decisionale, insieme alle caratteristiche della malattia e alle condizioni cliniche individuali.2 A questo si aggiungono i benefici in termini di qualità di vita.5

Con l’aumento della sopravvivenza e del numero di persone che convivono a lungo con la CLL grazie alle nuove terapie, è cresciuta infine l’attenzione verso bisogni che vanno oltre il semplice controllo della malattia, includendo qualità di vita, gestione degli effetti a lungo termine e supporto continuativo.6 Tutti questi progressi hanno contribuito a trasformare la CLL in una condizione cronica che per molti pazienti risulta sempre più gestibile e compatibile con il mantenimento delle attività quotidiane.6

Fonti

  1. Hallek M. Chronic Lymphocytic Leukemia: 2025 Update on the Epidemiology, Pathogenesis, Diagnosis, and Therapy. Am J Hematol. 2025;100(3):450-480.
  2. Davids MS, Stilgenbauer S, Tam CS. First-line Treatment for CLL in the Era of Targeted Therapy. Blood Cancer J. 2026;16(1):19.
  3. Tausch E, Schneider C, Stilgenbauer S. Risk-stratification in frontline CLL therapy: standard of care. Hematology Am Soc Hematol Educ Program. 2024;2024(1):457-466.
  4. Jacobs JM, et al. Patient Experiences With Oral Chemotherapy: Adherence, Symptoms, and Quality of Life. J Natl Compr Canc Netw. 2019;17(3):221-228.
  5. Ghia P, et al. Health-related quality-of-life in treatment-naïve CLL/SLL patients treated with zanubrutinib versus bendamustine plus rituximab. Curr Med Res Opin. 2023;39(11):1505-1511.
  6. Molica S, Allsup D. Chronic Lymphocytic Leukemia Care and Beyond: Navigating the Needs of Long-Term Survivors. Cancers (Basel). 2025;17(1):119.