Il linfoma mantellare è una forma rara di linfoma non-Hodgkin a cellule B, che può avere un andamento diverso da persona a persona e spesso richiede un’attenta valutazione del quadro generale.1 Quando la diagnosi arriva in età avanzata, è importante considerare non solo il linfoma, ma anche le altre condizioni di salute presenti.1

Perché le comorbilità sono importanti nel linfoma mantellare

L’età mediana alla diagnosi è di circa 68 anni e, per questo motivo, non è raro che il linfoma mantellare venga diagnosticato in persone che convivono già con altre patologie croniche.1 In uno studio recente, quasi un paziente su due presentava almeno una comorbilità al momento della diagnosi.2 Tra le più frequenti figuravano precedenti patologie oncologiche, malattia coronarica, diabete e patologie polmonari.2

La presenza di comorbilità può influenzare sia la scelta del trattamento sia l’andamento complessivo della malattia.2 In generale, un numero maggiore di malattie concomitanti è stato associato a prospettive meno favorevoli, e le persone con altre patologie ricevono meno spesso trattamenti intensivi di prima linea.2

Per questo motivo, la valutazione iniziale non riguarda solo le caratteristiche del linfoma, ma anche tutti gli altri fattori che possono influenzare il percorso terapeutico.1 Il medico curante raccoglie infatti informazioni sui sintomi, sui farmaci già assunti, sulle condizioni di salute preesistenti e sulla capacità della persona di svolgere le normali attività quotidiane.3

Sistema immunitario, infezioni e scelta del trattamento

Il linfoma mantellare nasce dai linfociti, cellule che fanno parte del sistema immunitario e che normalmente aiutano l’organismo a difendersi dalle infezioni.3 Per questo, nella gestione del linfoma, è importante prestare attenzione anche alle difese dell’organismo.4 I pazienti possono presentare alterazioni di diverse cellule del sistema immunitario, comprese cellule B, cellule T, cellule dendritiche e cellule Natural Killer.4

Il rischio di infezioni può dipendere da più fattori che si sommano tra loro: il linfoma stesso, i trattamenti antitumorali, l’età, le comorbilità e altre complicanze cliniche.4 Anche la riduzione di immunoglobuline nel sangue (ipogammaglobulinemia) è associata a un maggior rischio di infezioni.4

Studi condotti su ampi gruppi di pazienti confermano quanto questo aspetto sia rilevante.4 In uno studio su oltre 1500 persone con linfoma mantellare, il tasso di infezioni nei pazienti è risultato circa doppio rispetto alla popolazione di confronto e, nel primo anno dopo la diagnosi, il 69% dei pazienti aveva avuto almeno un’infezione.4 Le infezioni più frequenti comprendevano influenza, polmonite, infezioni batteriche, infezioni urinarie e infezioni acute delle vie respiratorie superiori.4 Le linee guida raccomandano inoltre di eseguire i test per epatite B ed epatite C, perché alcuni trattamenti possono indebolire il sistema immunitario e favorire la riattivazione di queste infezioni.3

Prima e dopo l’inizio del trattamento, alcuni esami ematici e strumentali aiutano a raccogliere le informazioni utili per scegliere e monitorare l’andamento del percorso terapeutico.3 Gli esami del sangue servono a valutare l’andamento del linfoma, alcuni aspetti della prognosi e la tollerabilità della terapia.3

La scelta del trattamento deve quindi bilanciare efficacia e tollerabilità, specialmente considerando che la malattia interessa spesso persone anziane o con altre patologie, nelle quali le strategie più intensive non sono sempre praticabili.5

Gestire il linfoma senza perdere di vista le altre condizioni

Quando una persona convive con il linfoma mantellare e con altre patologie, la cura non può essere affrontata in modo separato.3 Il coinvolgimento del paziente è fondamentale: le linee guida invitano a discutere le raccomandazioni con il medico curante, fare domande e condividere dubbi, obiettivi e preoccupazioni, così da partecipare in modo attivo alla pianificazione dei trattamenti.3

Quando sono presenti fragilità o bisogni complessi, inoltre, Il coordinamento tra diversi professionisti assume un ruolo centrale.6 In oncologia geriatrica, aspetti come deficit nutrizionali, difficoltà sensoriali, disturbi cognitivi e comorbilità multiple possono influenzare il trattamento e la qualità di vita.6 Per questo, viene generalmente adottato un modello multidisciplinare che integri competenze di ematologia-oncologia, valutazione nutrizionale, supporto psicologico e attenzione alla funzione cognitiva.6

Anche le informazioni che emergono nella vita quotidiana possono aiutare il medico a comprendere meglio il quadro clinico.3 Portare alle visite l’elenco aggiornato dei farmaci, segnalare nuovi sintomi e riferire eventuali difficoltà nelle attività quotidiane aiuta a prendere decisioni più consapevoli lungo tutto il percorso di cura.3

L’obiettivo è quindi individuare i bisogni della persona nel loro insieme, riconoscere i fattori che possono influenzare la qualità di vita e definire gli interventi più appropriati.6

Fonti

  1. Jain P, Wang M. Mantle cell lymphoma: 2019 update on the diagnosis, pathogenesis, prognostication, and management. Am J Hematol. 2019;94(6):710-725.
  2. Glimelius I, et al. Prognostic Implications of Specific Comorbidities in Mantle Cell Lymphoma Patients, a Swedish Lymphoma Registry Study. Blood. 2018;12(suppl. 1):2891.
  3. NCCN Guidelines for Patients®. Mantle Cell Lymphoma. Version 2026.
  4. Abalo KD, et al. Infections in patients with mantle cell lymphoma. Hemasphere. 2024;8(7):e121.
  5. Alnassfan T, et al. Mantle cell lymphoma treatment options for elderly/unfit patients: A systematic review. EJHaem. 2021;3(1):276-290.
  6. Presley CJ, et al. Implementing a multidisciplinary approach for older adults with cancer: geriatric oncology in practice. BMC Geriatr. 2020;20(1):231.