Il concetto di cronicità in oncoematologia e l’impatto della CLL sulla qualità di vita

La leucemia linfatica cronica (CLL) è la forma di leucemia più frequente e si osserva soprattutto negli individui più anziani.1 Si tratta di una malattia che può avere un decorso molto variabile da persona a persona.1

Il termine “cronica” indica che, nella maggior parte dei casi, la malattia tende a progredire più lentamente rispetto ad altre forme di leucemia.2 Inoltre, negli ultimi anni, i progressi nel trattamento della CLL hanno portato a un miglioramento rilevante della sopravvivenza.3 Anche per questo oggi, nella maggior parte dei casi, la CLL viene considerata una condizione cronica e gestibile nel tempo.3 In questo senso, la cronicità non riguarda solo il tempo della malattia, ma anche la possibilità di mantenere nel lungo periodo una buona qualità di vita.3 Convivere a lungo con la CLL significa quindi prestare attenzione, accanto al controllo della malattia, anche al benessere psicologico della persona, alla qualità di vita e ai bisogni che possono emergere durante il percorso di cura.3

Le fasi della convivenza con la CLL: diagnosi, eventuale vigile attesa, tollerabilità del trattamento, follow-up

La diagnosi di CLL arriva in molti casi dopo esami del sangue di routine oppure in seguito ad approfondimenti richiesti dal medico a causa della comparsa di segni e/o sintomi riconducibili alla CLL.4

Dopo la diagnosi, non sempre è necessario iniziare una terapia: se la CLL è in fase iniziale e non provoca sintomi, può essere indicato un monitoraggio attivo della malattia, cioè un monitoraggio attento nel tempo senza trattamento immediato.1

Quando invece la CLL diventa attiva o sintomatica, oppure mostra segni di progressione, è necessario avviare un trattamento.1 Prima di proporre un trattamento per la CLL, il medico valuta diversi aspetti legati alla malattia, come lo stadio clinico, la presenza di sintomi, l’eventuale risposta a terapie precedenti e la fase del percorso terapeutico.1 Allo stesso tempo, la scelta non dipende solo dalla malattia: entrano in gioco anche lo stato di salute generale della persona, le sue preferenze e la sostenibilità del trattamento nella vita quotidiana.5

In una malattia con cui si può convivere a lungo, infatti, anche la tollerabilità del trattamento diventa un aspetto importante da valutare nel tempo.5 Alcuni trattamenti possono causare effetti indesiderati, diversi per tipo e intensità da persona a persona.5

Durante il trattamento sono previsti controlli ed esami periodici di follow-up.4 Il follow-up serve anche a monitorare come la persona sta vivendo la terapia, compresi eventuali effetti indesiderati o cambiamenti nel benessere generale.4

Inoltre, alcuni controlli possono proseguire anche dopo la fine del trattamento, per verificare se la condizione è cambiata nel tempo.4

L’importanza dei controlli regolari e del dialogo costante con l’ematologo

Il follow-up non è solo una fase di controllo della malattia, ma parte di un’assistenza più ampia, pensata per accompagnare la persona nel mantenimento della salute nel lungo periodo e contribuire a migliorare la qualità di vita.3

Nel percorso della CLL, la regolarità dei controlli è importante perché aiuta a seguire nel tempo non solo l’andamento della malattia, ma anche il benessere generale della persona.3 Oggi la presa in carico della CLL richiede infatti un approccio più ampio e multidisciplinare, capace di considerare anche fragilità, comorbilità e qualità di vita.3

Per questo, accanto alla valutazione della risposta ematologica, è utile prestare attenzione anche a come la persona si sente e ai bisogni che emergono nel tempo.3

Durante il confronto con l’ematologo, non solo è importante parlare dei risultati degli esami, ma anche chiedere quali siano i possibili effetti collaterali di ciascun trattamento e in che modo la terapia potrebbe incidere sulla vita quotidiana.5

In questo percorso, il dialogo costante con l’ematologo è fondamentale: aiuta a comprendere meglio ciò che accade nelle diverse fasi della malattia e a partecipare in modo più consapevole al proprio percorso di cura.5

Da questo punto di vista, può essere utile arrivare preparati alle visite: annotare i sintomi, fare una lista dei farmaci o degli integratori assunti, scrivere in anticipo le domande da porre al medico può aiutare a orientarsi meglio nel percorso di cura.5

Per questo, nella CLL, controlli regolari e dialogo costante con l’ematologo sono strumenti importanti per proteggere nel tempo non solo la salute, ma anche la qualità di vita.3

Fonti

  1. Hallek M. Chronic Lymphocytic Leukemia: 2025 Update on the Epidemiology, Pathogenesis, Diagnosis, and Therapy. Am J Hematol. 2025;100:450-480. doi:10.1002/ajh.27546
  2. Mayo Clinic. Chronic lymphocytic leukemia – Symptoms and causes. Disponibile al link: https://www.mayoclinic.org/diseases-conditions/chronic-lymphocytic-leukemia/symptoms-causes/syc-20352428
  3. Molica S, Allsup D. Chronic Lymphocytic Leukemia Care and Beyond: Navigating the Needs of Long-Term Survivors. Cancers. 2025;17(1):119. doi:10.3390/cancers17010119
  4. National Cancer Institute. Chronic Lymphocytic Leukemia Treatment (PDQ®)–Patient Version. Disponibile al link: https://www.cancer.gov/types/leukemia/patient/cll-treatment-pdq
  5. Mayo Clinic. Chronic lymphocytic leukemia — Diagnosis and treatment. Disponibile al link: https://www.mayoclinic.org/diseases-conditions/chronic-lymphocytic-leukemia/diagnosis-treatment/drc-20352433