La leucemia linfatica cronica (CLL) è la forma di leucemia più frequente negli adulti e colpisce prevalentemente persone anziane, con un’età mediana alla diagnosi di circa 70 anni.1 Per questo motivo, è frequente che la CLL si accompagni ad altre condizioni di salute come problemi al cuore, diabete o malattie respiratorie.2
Perché le comorbilità contano nella CLL: età, fragilità e salute generale
Queste condizioni possono influire sia sull’andamento della malattia sia sulle decisioni terapeutiche. Per questo, nella gestione della malattia non conta solo l’età anagrafica, ma anche lo stato di salute generale della persona.2 In questo contesto assume importanza anche il concetto di fragilità, intesa come la riduzione delle riserve fisiologiche che rende l’organismo più vulnerabile e più esposto al rischio di complicanze.2 Età, comorbilità e fragilità sono fattori strettamente collegati che contribuiscono a definire il profilo clinico del paziente: a tal fine, è quindi importante considerare diversi aspetti, come la funzionalità fisica e cognitiva, lo stato emotivo, la presenza di altre patologie, l’assunzione di più farmaci, lo stato nutrizionale e il supporto sociale.2
Le comorbilità sono molto frequenti nelle persone con CLL.3 In un ampio studio su oltre 9000 pazienti, il 35% presentava almeno una comorbilità e il 12% più di una comorbilità già alla diagnosi.3 Tra le più comuni figuravano malattie cardiovascolari, patologie cerebrovascolari, diabete e malattie respiratorie croniche.3
La presenza di queste condizioni può incidere sugli esiti clinici ed è stata associata a un aumento della mortalità,
in particolare di quella correlata a infezioni e malattie cardiovascolari.3
Come le comorbilità influenzano la scelta del trattamento
Negli ultimi anni le terapie target hanno modificato profondamente il trattamento della CLL e oggi rappresentano un elemento centrale della pratica clinica.2 La disponibilità di queste opzioni rende ancora più importante una valutazione personalizzata prima dell’inizio delle cure.2 Poiché il profilo di tollerabilità delle terapie oggi disponibili è differente rispetto a quello dei trattamenti tradizionali, nel percorso decisionale è essenziale considerare attentamente le comorbilità preesistenti e le possibili interazioni farmacologiche.2
Alcune condizioni richiedono un’attenzione particolare già prima dell’avvio del trattamento:
- comorbilità cardiovascolari: condizioni come ipertensione e fibrillazione atriale sono frequenti e possono richiedere un monitoraggio dedicato durante il percorso terapeutico;2
- rischio emorragico: merita una valutazione accurata, soprattutto nei pazienti che assumono farmaci antiaggreganti o anticoagulanti per altre patologie;2
- rischio infettivo: importante nella CLL a causa delle alterazioni del sistema immunitario associate alla malattia;2
- insufficienza renale: può richiedere valutazioni e misure preventive per ridurre il rischio di complicanze correlate al trattamento, tra cui la sindrome da lisi tumorale.2
L’obiettivo è individuare la strategia terapeutica più adatta al singolo paziente, bilanciando efficacia e tollerabilità.2
Una presa in carico condivisa: il valore dell’approccio integrato
Il miglioramento degli esiti clinici reso possibile dai nuovi trattamenti si accompagna all’emergere di nuove esigenze assistenziali. Nel tempo, i pazienti possono infatti andare incontro a infezioni, complicanze cardiovascolari, seconde neoplasie e problematiche psicosociali che richiedono attenzione e monitoraggio.4
Per questo, il controllo delle comorbilità e degli eventi avversi ha un ruolo centrale nel percorso di cura.5 La gestione clinica può richiedere interventi specifici e decisioni condivise sul proseguimento, la modifica o l’interruzione del trattamento.5
La necessità di affrontare questi aspetti in modo coordinato ha favorito modelli assistenziali sempre più orientati a un approccio multidisciplinare e integrato.4 La presa in carico dovrebbe includere non solo il trattamento della CLL, ma anche la gestione proattiva di fragilità, comorbilità e benessere psicologico.4
L’obiettivo non è soltanto controllare la malattia, ma anche preservare nel tempo la qualità di vita, l’autonomia e la salute complessiva della persona.4