La leucemia linfatica cronica (CLL) è una malattia che colpisce soprattutto le persone adulte e anziane, ma il suo andamento può essere molto diverso da persona a persona.1
Per questo non esiste un percorso uguale per tutti: ogni paziente ha caratteristiche, bisogni e priorità individuali che vanno considerati nel tempo.1
Età, stato di salute generale, presenza di altre eventuali patologie, bisogni quotidiani e caratteristiche cliniche e biologiche della malattia sono tutti elementi che aiutano a orientare il dialogo con l’ematologo e le decisioni sul percorso di cura.2
Il paziente anziano oltre l’età anagrafica: distinzione tra “fit” e “unfit/fragile”
Anche se la CLL viene diagnosticata più spesso in età avanzata, l’età anagrafica da sola non basta a descrivere davvero
la condizione di salute generale di una persona che riceve una diagnosi di CLL e che deve essere avviata a un percorso terapeutico.3
Per questo può essere utile valutare anche altri aspetti, come la funzione fisica e cognitiva, lo stato emotivo, la presenza di comorbilità, le terapie farmacologiche assunte, lo stato nutrizionale e il supporto sociale.3
In questo contesto è importante anche il concetto di fragilità, che descrive una maggiore vulnerabilità dell’organismo di fronte a situazioni di stress, come la malattia o i trattamenti.3 Per questo è utile valutarla, soprattutto prima di iniziare una terapia antineoplastica.3
Nella pratica clinica può essere utile distinguere tra pazienti “fit” e pazienti “unfit” o fragili.4
In generale, un paziente fit ha un buono stato di salute, poche comorbilità e una buona funzionalità renale.4 Un paziente unfit o fragile, invece, può avere comorbilità (altre patologie) e una maggiore vulnerabilità a fattori di stress.3 Tra i possibili segni di fragilità ci sono la perdita di peso, spossatezza, debolezza, rallentamento del passo e riduzione dell’attività fisica.3
Questa distinzione aiuta ad adattare meglio il percorso terapeutico alle reali condizioni del paziente.3 La fragilità, inoltre, non è sempre una condizione fissa: può essere dovuta alla malattia stessa, può cambiare nel tempo e per questo può essere utile rivalutarla periodicamente.5
Pazienti più giovani in età lavorativa: bisogni e priorità differenti
Anche se la CLL è più frequente nelle persone anziane, una quota di pazienti riceve la diagnosi in età più giovane.1
In questi casi, la malattia può inserirsi in una fase della vita in cui lavoro, famiglia, progetti personali e responsabilità quotidiane hanno un impatto importante.6
Gli studi sulla qualità di vita nella CLL mostrano che questa malattia può influire su diversi aspetti, tra cui fatica, ansia, funzionamento fisico e vita sociale.6
Nei pazienti più giovani nella fase di monitoraggio attivo della malattia, sono stati riportati livelli più elevati di ansia e un peggioramento del benessere emotivo e sociale.6 Inoltre, la qualità di vita può risentirne anche prima dell’inizio di un trattamento.6
La CLL può avere anche un impatto pratico ed economico, con assenze dal lavoro, riduzione della produttività e necessità di spostamenti per visite, controlli e terapie infusionali in ospedale.6 La CLL può avere anche un impatto pratico ed economico, con assenze dal lavoro, riduzione della produttività e necessità di spostamenti per visite, controlli e terapie infusionali in ospedale.6
Dunque, la presa in carico del paziente dovrebbe considerare non solo la malattia, ma anche il suo effetto sulla qualità
di vita e sulla quotidianità della persona.6
Il profilo biologico della malattia aiuta a personalizzare il percorso
La personalizzazione del percorso nella CLL non dipende solo dall’età, dai sintomi o dallo stato di salute generale
del paziente.1 Anche il profilo biologico della malattia può fornire informazioni importanti, perché alcuni marcatori biologici e genetici aiutano a definire meglio la prognosi e il livello di rischio.1
La valutazione può includere alterazioni cromosomiche e genetiche, oltre ad alcuni marcatori di laboratorio.1
Tra gli elementi che devono essere analizzati ci sono:1
- delezione del cromosoma 17p
- mutazioni del gene TP53
- stato mutazionale del gene IGHV
Queste informazioni aiutano a distinguere gruppi di pazienti con caratteristiche e rischi diversi e si integrano con la valutazione clinica per orientare il percorso terapeutico.1