Il trapianto autologo di cellule staminali consiste nel prelevare le cellule staminali ematopoietiche del paziente per poi reinfonderle dopo una chemioterapia ad alte dosi.1
Non è un trattamento adatto a tutti; la decisione di proporlo, oppure no, fa parte di un percorso più ampio in cui il trattamento viene scelto e personalizzato in base alle caratteristiche della malattia e alle condizioni cliniche del paziente.2
Perché non tutti i pazienti sono candidabili al trapianto: età, fitness, comorbilità
Non tutte le persone con linfoma mantellare (LM) possono affrontare un trapianto autologo.1
La possibilità di prendere in considerazione il trapianto autologo dipende da più fattori, tra cui le caratteristiche della malattia, la risposta al trattamento iniziale, l’età e lo stato generale di salute del paziente.1 Il livello di fitness del paziente, infatti, permette di stimare se possa tollerare e quindi trarre beneficio da un trattamento intensivo.1
In particolare, il trapianto viene valutato più frequentemente nei pazienti più giovani e in buone condizioni generali di salute, senza gravi patologie concomitanti, e che hanno risposto al trattamento iniziale.2 Al contrario, un’età più avanzata, una condizione fisica più fragile o la presenza di comorbilità rilevanti possono rendere questo approccio meno adatto.2
È importante anche chiarire che non tutte le persone con linfoma mantellare devono iniziare subito una terapia. In alcuni casi, nei pazienti asintomatici, con malattia in stadio limitato e/o ad andamento indolente senza fattori di rischio, lo specialista può proporre una strategia di osservazione attenta, o watch and wait (monitoraggio attivo) invece di un trattamento immediato.2
Per questo, la decisione viene sempre personalizzata e non dipende da un solo criterio, ma da una valutazione complessiva della malattia e della capacità della persona di tollerare un percorso terapeutico intensivo.1
Le opzioni terapeutiche dedicate ai pazienti non eleggibili al trapianto
Se il trapianto autologo non è indicato, esistono comunque altre possibilità di trattamento.1 Nei pazienti non candidabili a un approccio intensivo, lo specialista può orientarsi verso schemi di chemio-immunoterapia meno intensivi.1,3
La scelta tiene conto in particolare delle condizioni generali, del livello di autonomia e della presenza di comorbilità.3 L’obiettivo è individuare un trattamento efficace ma anche sostenibile, con un equilibrio il più possibile favorevole tra benefici e tollerabilità. Se la malattia non risponde al trattamento o si ripresenta nel tempo, possono essere considerate altre opzioni, tra cui terapie target e, in casi selezionati, approcci cellulari.1 Anche in queste situazioni, la scelta viene sempre adattata al singolo paziente, tenendo conto dello stato generale di salute e del livello di fitness.1
Come sono migliorate le prospettive negli ultimi anni
Negli anni, la prognosi del LM è migliorata grazie allo sviluppo di strategie terapeutiche più efficaci e più adatte alle diverse caratteristiche dei pazienti.2
Questo progresso riguarda anche le persone più anziane, che spesso non possono essere candidate a regimi terapeutici intensivi.4
In uno studio retrospettivo condotto nella pratica clinica reale su un periodo di 15 anni, la sopravvivenza dei pazienti con LM è migliorata nel tempo anche nelle persone di età pari o superiore a 75 anni.4
Questi dati suggeriscono che, anche quando il trapianto autologo non è percorribile, oggi sono disponibili percorsi terapeutici che possono offrire risultati migliori rispetto al passato.4